Hai sentito parlare di “accessibilità” e “European Accessibility Act”, hai pensato “roba da grandi aziende, non mi tocca” e hai tirato dritto con la tua giornata? Se è così, sei in buona compagnia. Ma io e Pixi siamo qui proprio per questo: in molti casi quella legge tocca anche siti più piccoli di quanto pensi, e ignorarla può costare caro. Ci sei? Partiamo!
In due parole, così rispondiamo subito alla domanda che ti frulla in testa: l’accessibilità del sito web è obbligatoria per legge dal 28 giugno 2025 per chi vende prodotti o servizi online a clientela privata e supera certe soglie di dimensione. Le microimprese sono esentate, ma se hai un e-commerce o offri servizi digitali e la tua attività non è piccolissima, c’è una buona probabilità che la cosa ti riguardi.
In questo articolo vediamo prima cosa significa davvero un sito accessibile, poi chi rientra nell’obbligo e quali sono le sanzioni, e infine cosa puoi fare in pratica — senza panico e senza spendere una fortuna.
Che cos’è l’accessibilità di un sito web?
Un sito accessibile è un sito che chiunque può usare, comprese le persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. In concreto vuol dire: testi leggibili anche da chi usa uno screen reader, contrasti di colore adeguati, contenuti navigabili da tastiera senza mouse, video con sottotitoli, moduli compilabili senza ostacoli.
Ti faccio l’esempio di sempre, perché rende l’idea: hai presente uno scalino davanti a un negozio bellissimo? Per molte persone è un dettaglio invisibile, per chi è in carrozzina è un muro. Sul web funziona allo stesso modo. Un sito può essere graficamente splendido ma, se un’immagine non ha il testo alternativo o se il bottone “Acquista” non si raggiunge da tastiera, per certe persone è semplicemente chiuso.
Lo standard tecnico di riferimento si chiama WCAG (Web Content Accessibility Guidelines): sono le linee guida internazionali che definiscono cosa rende un contenuto accessibile. In Italia il riferimento attuale è la versione WCAG 2.1, con un’evoluzione progressiva verso la più recente 2.2.
Da quando è obbligatoria, e perché se ne parla così tanto
Il motivo del gran parlare è una sigla: EAA, European Accessibility Act. È la Direttiva europea 2019/882, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 82/2022, ed è pienamente applicabile dal 28 giugno 2025. Da quella data l’accessibilità non è più una cortesia o un “di più”: per chi rientra nei criteri è un obbligo di legge.
E nel 2026 le cose si sono fatte ancora più concrete. Il 4 marzo 2026 AgID (l’Agenzia per l’Italia Digitale) ha pubblicato il provvedimento n. 38, con le nuove linee guida dedicate proprio all’applicazione dell’EAA. Pochi giorni dopo, l’11 marzo 2026, ha reso disponibile la piattaforma con cui le aziende dovranno comunicare le proprie non conformità e le azioni correttive intraprese. Tradotto: non solo l’obbligo c’è, ma esiste anche lo strumento per controllarlo e per segnalare chi non si adegua.
Chi rientra nell’obbligo (e chi no)
Qui sta il punto che fa la differenza, quindi rispondo in modo secco.
L’obbligo scatta se offri prodotti o servizi digitali al pubblico — pensa a e-commerce, servizi bancari, trasporti, comunicazioni elettroniche, media audiovisivi, e-book — e la tua impresa supera le soglie di una microimpresa.
Che cos’è una microimpresa, in questo contesto? È un’attività con meno di 10 dipendenti e un fatturato (o bilancio annuo) sotto i 2 milioni di euro. Le microimprese che forniscono servizi sono esentate dall’obbligo. Significa che chi lavora in proprio, o la piccola realtà artigiana con poche persone in squadra, in molti casi non rientra nell’obbligo formale.
Attenzione però a due cose. Primo: la soglia conta. Se hai un e-commerce in crescita, superare i 2 milioni di fatturato o i 10 dipendenti ti fa entrare nell’obbligo, magari senza che tu te ne accorga. Secondo, e secondo me più importante: anche se la legge non ti obbliga, l’accessibilità conviene comunque. Un sito accessibile è un sito che vende a più persone, si posiziona meglio su Google (molti requisiti di accessibilità si sovrappongono ai segnali SEO) ed è semplicemente più curato. L’obbligo è il pavimento, non il soffitto.
Quanto si rischia: le sanzioni
Mettiamola sul concreto, perché i numeri aiutano a capire. Per le imprese che rientrano nell’obbligo e non si adeguano, le sanzioni previste vanno da 2.500 a 40.000 euro per violazione. Non è una multa simbolica: è una cifra che, per una PMI, può pesare quanto un intero progetto di restyling. La logica della norma è chiara — l’accessibilità non è più rimandabile.
Cosa puoi fare in pratica
Bene, abbiamo capito il quadro. Ma da dove si comincia, senza farsi prendere dall’ansia? Ecco i passi concreti, dal più semplice al più strutturato.
1. Fai un check dello stato attuale. Prima di tutto serve sapere a che punto sei. Esistono strumenti gratuiti come WAVE o Lighthouse (integrato in Chrome) che ti danno una prima fotografia dei problemi di accessibilità del sito. Non sostituiscono una verifica fatta da una persona, ma sono un ottimo punto di partenza.
2. Sistema le basi, che valgono l’80% del risultato. La maggior parte dei problemi nasce da poche cose ricorrenti: immagini senza testo alternativo, contrasti di colore troppo deboli, bottoni e link non raggiungibili da tastiera, moduli senza etichette chiare, video senza sottotitoli. Su WordPress molte di queste cose si correggono direttamente, soprattutto se il sito è costruito con cura fin dall’inizio: ne ho parlato anche nei segreti di un sito web professionale che funziona.
3. Non confondere il widget con la conformità. Qui devo essere onesta, perché è un equivoco diffuso. Esistono widget di accessibilità — piccoli pannelli che permettono a chi visita il sito di ingrandire il testo, aumentare il contrasto, evidenziare i link, fermare le animazioni. Sul nostro sito pixinest.it ne trovi uno proprio in basso: lo abbiamo aggiunto perché dà alle persone un controllo immediato e migliora l’esperienza. Ma — ed è un ma importante — un widget da solo non rende un sito conforme alla legge. È un aiuto in più, non una scorciatoia. La conformità vera nasce da come il sito è costruito sotto il cofano: codice pulito, struttura semantica corretta, contenuti pensati per chiunque.
4. Fatti affiancare se rientri nell’obbligo. Se hai un e-commerce o un servizio digitale che supera le soglie, l’adeguamento non è un fai-da-te da weekend: serve una verifica seria e, spesso, qualche intervento sul codice. È il momento di farsi dare una mano da chi lo fa di mestiere.
Le domande che ci fanno più spesso
No. È obbligatoria dal 28 giugno 2025 per chi offre prodotti o servizi digitali al pubblico e supera le soglie della microimpresa (10 dipendenti e 2 milioni di euro di fatturato). Le microimprese che erogano servizi sono esentate, ma resta comunque una buona pratica consigliata per tutte le attività.
Per le imprese soggette all’obbligo, le sanzioni previste vanno da 2.500 a 40.000 euro per violazione, secondo quanto stabilito dalla normativa di recepimento dell’European Accessibility Act.
No. Un widget migliora l’esperienza d’uso e offre alcune regolazioni utili, ma non garantisce da solo la conformità ai requisiti WCAG. La conformità dipende da come il sito è progettato e sviluppato nel suo insieme.
Puoi partire da una verifica con strumenti gratuiti come WAVE o Lighthouse, che individuano i problemi più comuni. Per una valutazione completa, soprattutto se rientri nell’obbligo, serve un controllo professionale che combini test automatici e verifica manuale.
Ricapitolando…
L’accessibilità del sito web non è più un tema “da grandi aziende”: dal 28 giugno 2025 è legge per molte PMI ed e-commerce, con sanzioni fino a 40.000 euro e linee guida AgID sempre più precise. Le microimprese sono esentate, ma anche per loro un sito accessibile significa raggiungere più persone, posizionarsi meglio e fare una cosa semplicemente giusta.
Non sai in quale categoria ricadi o se il tuo sito è in regola? Noi di Pixinest possiamo aiutarti a capirlo. Con il Sito fit check analizziamo il tuo sito — accessibilità, performance, struttura — e ti diciamo nero su bianco cosa funziona e cosa va sistemato, senza tecnicismi e senza allarmismi. Scrivici e lo valutiamo insieme: a volte bastano pochi interventi mirati per mettere il tuo sito al sicuro e aperto a chiunque.
